Ermal Meta senza sosta

A distanza di quasi un mese dalla pubblicazione del videoclip musicale di “9 primavere”, il cantautore di origini albanesi, Ermal Meta, continua a scalare le classifiche.

La presenza di ben tre brani (9 primavere in 27esima posizione, Dall’alba al tramonto in 53esima e Vietato Morire in 70esima) in Top100 nell’AirPlay Chart Parziale Italiano, rivelano molto sul futuro dell’ormai affermato cantautore.
In particolare, la presenza in classifica, a distanza di due anni, del celeberrimo brano sanremese, “Vietato Morire“, mostra, nello specifico, il pieno appoggio del pubblico verso la tematica della violenza domestica che caratterizza la maggior parte dei casi di cronaca ed oggi, fin troppo discussa.
Motivo del grande successo del brano?
È risaputo che il palco sanremese consente una più ampia visione sui diversi artisti in gara.
L’occhio, ma soprattutto l’orecchio degli ascoltatori, però, si è volutamente soffermato proprio sul giovane cantautore.
La stessa tematica del brano è autobiografia, segno evidente che tutte le vite, anche quelle degli altri devono essere vissute, necessitano di essere immaginate ed assaporate lentamente, un poco per volta.
Il lessico ricercato e fine dell’artista hanno lasciato, poi, un’indelebile impronta nella maggior parte degli utenti.

Altro traguardo raggiunto da Ermal Meta è il piazzamento in settima posizione nella classifica di AirPlay radio indipendenti nella Week 45 del 2018 con il singolo “9 primavere“, in salita di una posizione.

Un altro diamante è tratto dell’album sanremese “Non abbiamo armi”, l’album che ha riconfermato il trionfo dell’artista ed ha permesso al cantautore di conquistare il Disco di Platino.

Una storia vissuta, magari anche troppo velocemente o fin troppo lentamente, assapornadone ogni attimo, una fine che non è poi così “violenta” ma si conclude con un “ti voglio bene”. Così si potrebbe riassumere il singolo “9 primavere”.

È bene ripercorrere ogni singola frase, ogni singola parola del testo.

È chiaramente una storia d’amore vissuta pienamente tra due innamorati (“Tremilaquattrocento giorni in due“), nella quale si apprezzano i piccoli gesti quotidiani (“Non mi va di uscire, ti va bene cucinare? Pure due spaghetti due. Se li fai come sai fare tu va bene“).
Ma la rottura del rapporto porta alla stesura del brano stesso (“Forse mi alzo, forse scrivo nella testa ho una canzone come un temporale che non vuole cadere“).
I pensieri sono veloci, hanno gambe proprie e corrono più della mano ma, in quel preciso istante, sembrano non volersi schiodare dalla testa, così come un temporale sembra non voler cadere dalle nuvole d’acciaio.
Si lascia, perciò, spazio alle lacrime amare che sono soltanto il lento ripercorrere di tutti i bei momenti trascorsi insieme (“Sono solo lacrime e non è proprio niente di speciale. Una per ogni passo fatto insieme“).
È come se l’autore stesse rivivendo tutti i piccoli istanti. È come srotolare la pellicola di un film.
Ogni istante di vita sembra combaciare perfettamente con una piccola parte della vita di ognuno di noi, senza che debba essere stata necessariamente vissuta.
L’immagine della donna amata rimarrà sempre un ricordo piacevole ed indelebile nella vita dell’autore (“Ma l’unico modo che conosco per volermi bene è attraverso te. Sì, attraverso te“).
La pioggia inizia a scendere, segno che i due fidanzati si sono lasciati. Il ritmo della pioggia scandisce i momenti tristi della separazione (“Lo sai che sta piovendo perché ci stiamo lasciando? Altrimenti, sai, mica pioveva così tanto“).
Tutto si fa più cupo: i bei ricordi sono oscurati dalle lacrime e dal dolore (“E queste nuvole d’acciaio fanno sparire il cielo“).
Ma domani tornerà sereno.
(“È solo scienza e la si può spiegare“). Non c’è niente da spiegare, non c’è niente da capire, come cita lo stesso autore: sono solo lacrime di “bene”.
Il testo si conclude con una dedica indiretta ma fin troppo esplicita: “Ti voglio bene“.

Lo stesso video musicale del brano rappresenta a pieno l’immagine della canzone: una sorta di breve film che, sì, racconta la fine di una relazione, ma senza screditare i bei momenti vissuti insieme.
E, anche se fa male, “Vedrai che tornerà sereno“.

“9 primavere” non è solo una canzone d’amore: è una carezza alle corde dell’anima. Risulta necessario condividere la quotidianità.

Come è evidenziato dal videoclip stesso, i piccoli dettagli fanno la differenza: i barattoli di pasta, i libri sulla libreria, la calamita sul frigo, il piano e la chitarra.
Sono dettagli di una vita vissuta.

Ho, personalmente, letto poesia nella semplicità.
Sembra una pagina strappata ad un diario dal suo destino e condivisa con tutti. Si può leggerne una sorta di confidenza.

Alcune canzoni sono semplice un ricordo di un futuro già vissuto. E non è importante chi l’abbia vissuto ma il tatuaggio che abbia lasciato impresso nell’anima.

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